Comune di S’Alessio Siculo

Il promontorio, proteso nelle acque turchesi dello Jono, è noto da sempre per la suggestiva bellezza. In cima a quello che i primi colonizzatori greci chiamarono Argennon akron, sorge il castello la cui edificazione originaria risale all’iniziativa dell’imperatore bizantino Alessio I Comnemo (1048-1118). Di fondamentale importanza per il controllo della costa, la fortezza venne più volte rimaneggiata prima dagli Arabi poi dai Normanni, che ne trasformarono profondamente la struttura. La parte più antica del borgo marino di Sant’Alessio è ‘u quartiri ‘i menzu  risalente al Seicento, dove si trova la casa detta delle decime. A breve distanza, a Sant’Alessio vecchiu, sorge la chiesetta seicentesca del Carmelo. Due anfore del I e II secolo a. C. ed un ceppo di un’anfora romana recuperati al largo del capo, ch testimoniano antichi insediamenti nella zona, sona esposti a villa Genovese. (“Soggiornare in Val  d’Agrò” n. 1)

Nel 1983 finalmente l’ edilizia turistica raggiunse Sant’ Alessio Siculo e ne intacca la parte più pittoresca, che trova raffigurazione in talune incisioni a stampa di opere famose della letteratura del Grand Tour. Le nuove (seconde) case si insediano nella zona prossima al Capo e alla sottostante piccola baia, disarticolando il borgo di Sant’ Alessio Vecchio di poche case, una chiesetta e una fontana. I risultati di sondaggi archeologici assicurano nei terreni attorno la baia un ‘ ininterrotta continuità di vita dal periodo greco coloniale (VI secolo a.C.) sino ad avanzata epoca romano imperiale (III – IV secolo d.C.).

Cio’ permette di identificare il sito con l’ antico abitato di Tamaricios sive Palmas , toponimo chiaramente legato ad una vegetazione lussureggiante ed insolita per i luoghi . L’ esistenza di una sorgente nel’ area deve aver contribuito non poco a tale aspetto. Nella bella incisione dell’ opera in –folio di Jean Frèdèric d’ Ostervald è riconoscibile facilmente il promontorio a strapiombo sulla piccola baia, mentre la palma è un richiamo efficace all’ antico nome, oltreché testimonianza dell’ immutato aspetto dei luoghi sino agli inizi del XIX secolo. Lo Statio di Tamaricios sive Palmas, lungo la costiera Capo Peloro-Siracusa viene riportata sia dalla Tabula Peuntigeriana che dall’ Itin. Anton. Aug., dove si precisa essere a 20 miglia da Messina e a 15 da Naxos. Com’ è frequente in Sicilia la statio coincide con un porto. LA baia che si apre al di sotto del Capo fu certamente utilizzata come approdo. A comprovarlo c’ è anche il recupero di un ceppo d’ ancora in piombo con astragali sui bracci ora esposto nell’ antiquarium di Villa Genovesi.(soggiornare 4)

A poche centinaia di metri dalla costa, a nord del Capo Sant’ Alessio siculo alla profondità rilevante di 70 m negli anni Novanta fu localizzato un relitto. Da esplorazioni successive il carico sembra costituito esclusivamente da piccole anfore vinarie a fondo piano fabbricate a Naxos di Sicilia e databili in età augustea (I secolo a.C.) .Otto esemplari sono stati recuperati, al momento esposti nel Museo Archeologico di Naxos. Certamente appartiene allo stesso relitto una delle anfore esposte nell’ antiquarium di Villa Genovese, prelevate dai fondali nel 1970.(soggiornare 4).