Comune di Forza D’Agrò

È un casale medievale, al tempo noto col nome di Vicum Agrillae, posto sul versante jonico dei Peloritani, che degrada, in una scenografia pittoresca, al fondo del Damuseddhu, dal quale è possibile ammirare panorami suggestivi e di straordinaria bellezza. Il centro storico è dominato dal castello Normanno, un maniero, ricostruito dal conte Ruggero I d’Altavilla, del quale si possono ancora ammirare la cinta muraria con la feritoie, i resti della torre campanaria e la guardiola. Dal vasto patrimonio culturale del borgo emergono la chiesa Madre intitolata alla SS Annunziata, che custodisce preziose opere d’arte tra cui una Croce dipinta su tavola del XV secolo e un’Annunciazione del Cinquecento, e la chiesa   della SS Trinità, alla quale si accede attraverso un portale gotico catalano, tipicamente durazzesco, che collega una scalinata in arenaria con il sagrato. All’interno  quattro altari in legno colorati in blu cobalto e fregiati in oro pallido.

Nel 1987, nella frazione Scifì di Forza d’Agrò, sono venuti alla luce i resti di una struttura di età imperiale. Forse si trattava di un’antica fattoria o, addirittura, di una stazione di  sosta nella Valle d’Agrò, che rappresenta un’importante via di collegamento fra le coste jonica e tirrenica. Le campagne di scavo hanno evidenziato un edificio che sembra aver avuto almeno un piano di elevazione, e una corte centrale. I materiali sembrano fissare la data di costruzione al I sec. D. C., mentre il periodo d’uso sembra circoscritto fra il IV-V sec. d. C.(“Soggiornare in Val  d’Agrò” n. 1)

FORZA D’ AGRO’

 

Un crinale (m 420 s.l.m.) immerso nella macchia mediterranea, un antico castello che domina il magnifico paesaggio, case e palazzi abbraccianti l’ un l’ altro e appena separati da una fitta trama di strette stradine quasi un plastico accurato di un’ antica cittadina medievale.

Un museo all’aperto, dal panorama incredibile e dalla storia e cultura che trasuda da ogni pietra. E’ questa Forza D’Agro’, il cui attuale nucleo urbano centrale affonda le radici in un Medioevo del quale conserva ancora atmosfera, viuzze e castello. Gli altri due nuclei urbani Scifì e Fondaco Prete, completano questo museo in maniera originale. Fondaco Prete è il fiore all’ occhiello turistico, con le affascinanti ed impenetrabili rocce a strapiombo sullo jonio, che si appoggiano al castello di S. Alessio, e poi, in basso, si perdono nelle larghe spiagge di sabbia fine. Scifì, con i suoi scavi romano- bizantini, rappresenta il centro più giovane della Valle, con suoi appena 150 anni di vita, ma anche il piu’ antico, con i ritrovamenti archeologici che hanno testimoniato la presenza umana in epoca romana. Scifì intreccia la propria storia con quella dell’ origine del Monastero dei SS. Pietro e Paolo d’ Agrò. Ed è da questo monastero che inizia anche la storia dell’ attuale nucleo urbano di Forza d’ Agrò. Risale , infatti, al 1117 un documento che dà notizia di un casale, il Vicum Agrillae, donato al Monastero dei SS. Pietro e Paolo . Ma è soltanto con la metà del 1300 che questo “ casale” assume il nome di “ Forza “, in forma sincopata di Fortezza. Questa Fortezza che sorveglia la scogliera affacciante sullo Jonio , nel corso dei secoli ha alimentato numerose leggende e misteri, soprattutto col suo castello normanno, eretto dai normanni e piu’ volte rimaneggiato. La sua posizione strategica la rese davvero la fortezza della Valle, come dimostra, tra l’ altro, il fatto che gli inglesi la occuparono nel 1810 in funzione antifrancese. Fu sede dell’ Università e luogo di battaglie e vicende storiche importantissime per la vita del comprensorio. Del Medioevo, Forza d’ Agro’ ha conservato tutta l’ atmosfera.

Le sue case , fatte di calce e pietra, coi solai di legno e le ripide scale, che non superano i due piani d’ altezza, rievoca le immagini d’ una storia che qui ancora non è andata perduta. Salendo tra le strette stradine si coglie ancora il dono prezioso del silenzio. E in questa profonda quieta che profuma d’ antico, ci si può immergere con calma nella visita della cittadina.

Oltre all’ imponente castello, si può contemplare nel cuore del paese la possente mole della Cattedrale, nel cui impianto si intrecciano in mirabile armonia elementi del Quattrocento, secolo a cui risale la fondazione, e del Settecento, quando l’ edificio fu ricostruito, su pianta diversa, dopo un terremoto. Nella Cattedrale è ancora conservato un pregevole Crocifisso ligneo del ‘300. Non distante dalla Cattedrale, si trova la chiesa della Triade, della fine del Quattrocento, e l’ arco Durazzesco che ne sormonta la suggestiva scalinata,. E’ lì che si trova anche il convento degli agostiniani, risalendo al ‘600. Accanto a tanta storia, il Damusseddu Belvedere, in punto panoramico unico, da dove è possibile ammirare dall’ Aspromonte all’ Etna.

Da vedere:

Castello Normanno: La fortezza risale al periodo normanno. Ricostruita dal conte Ruggero I d’ Altavilla, fu riedificata alla fine del Cinquecento. Si possono ancora ammirare : la cinta muraria con la feritoie, i resti della Torre campanaria e ., davanti alla fortezza,la guardiola. Il Castello fu occupato dagli inglesi nel 1810.

Chiesa della Triade: Costruita in uno dei punti più alti di Forza d’ Agrò, risale alla fine del Quattrocento. Per accedere alla chiesa, si passa attraverso una grande scalinata sovrastata dallo splendito Portale Durazzesco. Il prospetto della Chiesa , che risale al 1576, sostituì la precedente ossatura ch’ è ancora visibile.L’ interno conserva importanti opere, come i dipinti del Quattrocento e del Cinquecento( tra i quali un Cenacolo).

Convegno Agostiniano: Risale ai primi del Seicento ed è indossato alla chiesa della Triade. Recentemente restaurato, oggi è adibito a centro convegni e spazio museale.

Chiesa di San Francesco: o Chiesa di Santa Caterina, (XVI secolo). Notevole, all’ interno, la statua della Santa, in marmo bianco di Carrara che raffigura Santa Caterina d’ Alessandria, risalente alla metà del Cinquecento, opera di un allievo del Montorsoli.

Cattedrale: Sorge nel cuore della cittadina. Risale al Quattrocento, ma venne distrutta dal terremoto del 1648. Fu ricostruita nel Settecento, ma si mantengono ancora alcuni elementi sopravvissuti al terremoto.

L’orientamento della chiesa fu modificato e così la pianta settecentesca si incrocia con l’ antica. Al maestoso e semplice prospetto del Settecento , s’ affianca lo splendido portale del Cinquecento riccamente scolpito. L’ interno a tre navale ospita un ricco coro ligneo del settecento. Tra i preziosi arredi sacri e importanti opere pittoriche del seicento e del settecento, spicca la grandiosa tavola del Cinquecento che raffigura l’ Annunciazione e viene attribuita al messinese Stefano Giordano.