Comune di Limina

Il paese rappresentava il limite fra le comarche di Messina e Taormina e proprio la posizione geografica ne determinò il nome che deriva dal latino Limen, appunto limite, confine. Percorrere le viuzze del centro è come intraprendere un viaggio nel tempo per riscoprire i segreti di una vita semplice, legata a fede e tradizione, e che si esprime nella sobria architettura delle chiese di San Sebastiano e delle Preci, e nelle feste religiose come quella in onore di San Filippo d’Agira. (“Soggiornare in Val  d’Agrò” n. 1)

Etimologicamente al nome di “Limina” viene data una duplice origine: secondo alcuni deriverebbe dal greco “Limnè” che significa “Palude”, per via dei terreni acquitrinosi che si trovavano sul suo territorio; secondo altri dal latino “Limen” che sta per “Confine” in quanto delimitava di fatto i territori di Taormina e di Messina.
Un testo di storia antica, conservato nell’Università di Messina, riporta la notizia che a nord di Limina, intorno al 260 a.C., fu combattuta una battaglia fra Romani e Cartaginesi, mentre questi ultimi tentavano un’incursione verso la zona Jonica.

NOTIZIE STORICHE
A queste notizie si può aggiungere che, agli inizi del 1500, sotto il dominio di Carlo V, in Sicilia si verificarono frequenti episodi di tumulti popolari; nel marzo-aprile del 1516 anche a Limina ebbero inizio sedizioni e tumulti, che si protrassero per circa 8 mesi, durante i quali la Baronessa di Limina Francesca Porcu non esercitò nessuna autorità fino al 18 dicembre dello stesso anno, quando si arrivò ad un accordo. Per privilegio del Cardinale Giannetto Doria, Arcivescovo di Palermo e luogotenente del Re, datato 22 ottobre 1610 ( confermato l’11/03/1613 ), il Marchese di Limina Pietro Balsamo riceveva il diritto di abitare – licentia populandi – il feudo sito non molto distante dell’abitato chiamato “Acqua della Grutta”, futura terra di Roccafiorita (A. Cascio / “Roccafiorita: dal feudo al centro popolato”).

Nella seconda metà del 1700 nasceva a Limina Giuseppe Evola, storico, poeta ed insigne latinista, al quale poi gli é stata intitolata una via del paese.
Nel 1733 Giovanni Scaldara ricevette da Ferdinando di Borbone il diritto di esercitare la professione di notaio nel territorio di Limina e Roccafiorita.

Sulla scorta di alcuni documenti ritrovati nell’ archivio parrocchiale si evince che Limina in passato dedicò al culto almeno 10 Chiese (di cui 3 suburbane) e 11 Cappelle. Il patrimonio ecclesiastico a Limina era valutato, nel 1774, in tutto once 2294 come per stima fatta da Filippo di Lapi Ventura, Giuseppe Caracciolo e Francesco Saglimbene Birrittella. Un’oncia siciliana (antica unità monetaria) era pari a 26,5 gr. di oro; si divideva in tre ducati d’argento ed ogni ducato era composto di dieci tarì.
Questo vastissimo patrimonio serviva al mantenimento del clero e delle Chiese, nonchè per l’elemosina a cui erano obbligati i Frati del Convento di S. Francesco. Inoltre permetteva la sopravvivenza di una quota della popolazione liminese che aveva queste terre in conduzione. C‘é da precisare che gli ecclesiastici dovevano possedere un proprio patrimonio personale tale da permettere una vita agiata. Oggi il patrimonio ecclesiastico é stato disperso e delle tre Chiese urbane rimaste sono funzionanti solo quelle di S. Sebastiano e S. Filippo.

Padre Basilio da Naso, Cappuccino a Savoca, nel giugno del 1948 completò con grandi difficoltà due ricerche – eseguite con l’ausilio dell’opera prima citata – relative alla vita di due illustri laici cappuccini liminesi del 1600.
Più esattamente si tratta di Fra Giuseppe nato a Limina nel 1623 e morto a Taormina nel 1718, dove era entrato all’età di vent’anni nel Convento dei Cappuccini; e di Fra Bernardo ( i cui resti imbalsamati oggi si trovano nelle famose Cripte di una antica Chiesa di Savoca) nato a Limina verso l’anno 1693 e morto a Savoca (ove divenne Laico Cappuccino del relativo Convento ) all’alba dell’otto giugno 1777.

Nel 1753 nel vastissimo territorio del Marchesato di Limina si trovavano 6 miniere ed una fonderia piccola, ad un solo fuoco, che assieme a quella a due fuochi sita a Fiumedinisi (ME) rappresentavano l’unico esempio esistente sui Monti Peloritani.
Ricca era l’attività estrattiva su tutto il territorio di piombo e rame; a tal proposito l’orafo Pietro Gambadauro nel suo manoscritto di “Mineralogia”, scritto nel 1798, fa un’eloquente considerazione: « Limina sei tanto cara quanto aspra, impregnata come sei nelle tue viscere. … . La scoperta dei tuoi minerali é cosa antica ».

Nel 1848 Limina partecipò ai moti per l’indipendenza nazionale, capeggiati da un certo Filippo SAGLIMBENI inteso “Sirpulla”, il quale, dopo la rioccupazione da parte delle truppe borboniche, fu arrestato e condannato; da allora non fece più ritorno a Limina.

Nel 1863 gli elettori erano due e votavano nel collegio di Francavilla (ME). Nel 1864 aveva 301 ettari di territorio e 356 abitanti; la guardia nazionale aveva 52 militi attivi e 3 di riserva. La parte mobile era costituita da 20 militi.
Durante tutto il periodo feudale Limina ebbe annesso il villaggio di Pagliara (ME). Alla fine del secolo scorso la valle d’Agrò vide sorgere le società di “Mutuo Soccorso”.

A Limina ne nacquero due:
■ la “Società Operaia di Mutuo Soccorso”, che, sorta nel febbraio del 1880, raggruppava contadini operai e artigiani;
■ e la “Società Agricola di Mutuo Soccorso”, cui diedero vita nell’anno 1888 in prevalenza proprietari terrieri e mezzadri.

Questi sodalizi hanno rappresentato un importante punto di riferimento nella vita politica, socio-culturale ed economica del paese.

Agli inizi del corrente secolo la popolazione assoluta di Limina (residente, legale) non superava 2456 abitanti, quella relativa (presente, di fatto) 2185 abitanti; l’estensione territoriale ammontava a 1800 ettari. Il suo bilancio non superava le undicimila lire di entrata, senza tenere conto del sussidio del Governo per il terremoto (1908); l’anagrafe segnava non più di trenta proprietari principali, quattrocento piccoli proprietari, centosettanta nullatenenti.

Il terremoto del 1908 flagellò lo sventurato comune con danni che il calcolo fa salire ad oltre centomila lire. Al tempo dell’unificazione nazionale Limina ebbe i suoi garibaldini e nelle due guerre mondiali ha dato il suo contributo di sangue con 41 morti e 6 dispersi; i suoi figli parteciparono alla lotta partigiana, in cui perse la vita la medaglia d’oro tenente Antonino Siligato al quale sono stati dedicati un monumento ed una via del paese.

Delle numerose opere d’arte andate perdute a causa della distruzione delle chiese e del castello, dovuta ai movimenti franosi sviluppatisi in seguito alla distruzione dei boschi che circondavano il centro abitato, é rimasta una statua marmorea di probabile scuola Gaginiana raffigurante l’Annunziata (un tempo sita nella omonima Chiesa dell’Annunziata che oggi ospita la locale stazione dei Carabinieri) ed alcuni quadri in parte restaurati, tutti custoditi nella Parrocchia di S. Sebastiano Martire.

Per quanto riguarda gli immobili aventi pregio storico-artistico meritano menzione, oltre ad alcune costruzioni sparse per l’abitato e agli innumerevoli intagli in pietra – portali, finestre, balconi e decorazioni varie – che adornano moltissime facciate, il Cimitero Monumentale e la Chiesa delle Preghiere (un tempo porta del centro collinare), in via di restauro. Detta Chiesa risale al tempo della dominazione spagnola in Sicilia (1396) e forse unica in tutta la Sicilia per gli stucchi e per il rivestimento interno del tetto in legno intagliato. Un tempo la stessa Chiesa possedeva un frantoio contiguo (si intravedono ancora oggi i ruderi) ed un ricco patrimonio terriero stimato 396 onze.

Il passaggio di San Filippo d’Agira
« Limina (Val Demone), paese col titolo di Marchesato, … ; ne é Sacra oggi (1757) la Chiesa Parrocchiale a S. Domenica Vergine (sita anticamente nella omonima via del paese), sotto la cura di un Arciprete, …, e presentasi alla vista del luogo il più alto non lungi dalla fortezza (situata anticamente nell’odierna piazza Castello del paese) che vedesi sovrapposta ad una rupe famosa un tempo, ora in ruina.

Il Signore Pietro BALSAMO concedette nel 1621 ai Minori Conventuali la Chiesa della Madonna Annunziata e le congruenti rendite per gli edifici e per l’alimento dei frati, dei quali il Convento occupa oggi nel centro popolosa piazza (oggi piazza G. Matteotti).

Comprendesi Limina nella comarca di Taormina, al di cui istruttore era soggetta riguardo al militare. Contava nel secolo XVI sotto l’Impero di Carlo V 224 case, e nel seguente censo dell’anno 1615 erano 1411 anime; … . Si va soggetti all’Arcivescovo di Messina riguardo allo spirituale, e si ubbidisce ai BONANNO oggi Principi di Cattolica (AG), … . Fecondo é il territorio ed irrigato dalle acque del fiume dello stesso nome, se ne ricava abbondevolmente olio, vino, seta, biade, e vi hanno le greggie un pascolo gratissimo. Sta il paese in 39° di long. ed in 37° e 50° di lat.. … . Nella traduzione del 1855 Di Marzo aggiunge: “Limina é oggi un comune di provincia e diocesi di Messina, da cui é distante 27 miglia, distretto di Castroreale (ME) donde 28 miglia, circondario di Savoca (ME) da cui 5 miglia.. … .

Contavansi nel paese 1007 abitanti nel 1708, diminuitisi ad 827 sin nel 1831 nel fine del 1852. Si estende il territorio in salme 377,213, delle quali 20,505 in giardini, 14,232 in gelseti, 2,055 in canneti, 127,649 in seminatorii semplici, 97,281 in pascoli, 10,688 in oliveti, 82,277 in vigneti semplici, 5,305 in castagneti, 17,260 in boscate, 0,011 in suoli di case territoriali. Il maggior commercio esortativo se ne versa in frumento, olio, vino, seta. Presso il villaggio, in cui si gode di aria sana, é una miniera di carbon fossile chiamato da alcuni “torba”, e frammischiato con molta “gravacca” e “gres rosso antico”; […]